Con la caduta del comunismo all’inizio del 1991, è iniziato un nuovo periodo per il popolo Albanese e la nazione cerca gradualmente di muovere i primi passi stabili verso la democrazia.
L’Albania sta
faticosamente scrollandosi di dosso secoli di dominazione da parte
di potenze straniere e oppressori interni. In effetti la vita
politica, economica e sociale degli Albanesi è stata dominata per
generazioni da oppressori e questo ha lasciato una chiara impronta
sulla popolazione. Il tasso di disoccupazione é del 70%. Nella fase
iniziale del cambiamento, la sopravvivenza della popolazione è
dipesa soprattutto dalle cure mediche di emergenza offerte
dall’estero e attualmente sta avviandosi un lento sviluppo
attraverso il sostegno di diversi paesi occidentali e l’aiuto di
varie organizzazioni internazionali.
Il bisogno spirituale della gente è reale ed enorme e in varie città nel paese sorgono purtroppo delle moschee. Alcune domande importanti da porsi sono: su quali valori si fonderà questa nuova società emergente? Chi guiderà il futuro dell’Albania?


GiM-Italia è impegnata in Albania sin dal 1992 nella regione di Mati. Una coppia di missionari sostenuti prevalentemente da una comunità pentecostale della svizzera italiana, dirige l’opera a Burrel (capitale della regione). L’attività da essi svolta, sostenuta anche da GiM-Italia, copre i seguenti settori: accoglienza di bambini particolarmente bisognosi, costruzione di case per famiglie poverissime, distribuzione di cibo e medicinali, distribuzione di occhiali da vista, costruzione di banchi e sedie per scuole situate spesso in remoti villaggi di montagna, sostegno e cura di persone con problemi mentali e spirituali, istruzione relativa alla pianificazione familiare, incoraggiamento ai credenti locali, evangelizzazione.


